CHEVRON SI NASCONDE -NUOVAMENTE- DIETRO AL VELO AZIENDALE PER NON ASSUMERE LE RESPONSABILITÀ NELLA VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI IL PARERE DELLA GIUSTIZIA BRASILIANA CONFERMA LA STRUTTURA DI IMPUNITÀ CHE PROTEGGE LE IMPRESE TRANSNAZIONALI

La Corte Suprema di Giustizia del Brasile ha deciso di respingere la richiesta delle nazionalità indigene e dei contadini ecuadoriani contro Chevron. La motivazione principale, secondo i giudici brasiliani, è basata sul fatto che le attività di Chevron Brasile non hanno alcuna relazione con Chevron Corporation.

I querelanti ecuadoriani presenteranno un ricorso, poiché ritengono che la Corte abbia commesso un grave errore rinunciando di assumere la giurisdizione del caso.

Quito, 30 novembre 2017. Vista la decisione della Corte di Giustizia brasiliana di respingere la richiesta di excequator espressa delle nazionalità indigene e dai contadini ecuadoriani, gli stessi hanno riferito che ricorreranno in appello: secondo l’opinione degli avvocati dei querelanti, questa sentenza è frutto di un procedimento giuridico semplicistico e limitato.

Pablo Fajardo, avvocato delle vittime, ha riferito che questa decisione vìola il diritto dei suoi rappresentati. I beni di Chevron Brasile, in realtà appartengono alla compagnia madre, cioè a Chevron Corporation. Secondo Fajardo e la squadra di avvocati brasiliani, i giudici brasiliani avrebbero dovuto innanzitutto riconoscere come valida la sentenza ecuadoriana e poi, nella fase esecutiva, riconoscere la pertinenza del sequestro dei beni direttamente o indirettamente appartenenti alla transnazionale. Ha aggiunto che questa opinione giuridica manca di raffinatezza e potrebbe essere stata scritta da un qualsiasi studente di legge che non vede oltre le mere norme aziendali.

La decisione della Corte brasiliana, rimette al centro della discussione mondiale la struttura dell’impunità corporativa che protegge le multinazionali. Così facendo, le compagnie possono continuare a violare i diritti umani, nascondendosi dietro il velo societario, attraverso diversi livelli di società sussidiarie e paradisi fiscali. In questo modo possono non solamente evadere le tasse, ma anche le responsabilità legalmente stabilite nelle giurisdizioni in cui operano. Il caso contro Chevron ha ancora una volta dimostrato con assoluta chiarezza l’architettura (il)legale che protegge le multinazionali.

È stato provato più e più volte, in molteplici istanze giudiziarie e politiche, il legame tra Chevron Corporation e le sue sussidiarie, come Chevron Brasile, che le appartiene al 100%. Tanto che Chevron Corporation dichiara davanti alle autorità di controllo nordamericane, che le sussidiarie brasiliane fanno parte del suo patrimonio. In questo modo riceve direttamente tutte le entrate e dichiara le imposte assumendo come propri i profitti ottenuti da queste società sussidiarie”, afferma Fajardo.

Willian Lucitante, coordinatore esecutivo dell UDAPT-Unión de Afectados/as por Texaco, sostiene che questa sentenza del tribunale brasiliano non è una sorpresa per i querelanti ecuadoriani: in alcune occasioni precedenti, avevano appunto denunciato alcuni fatti che portano a presumere la totale mancanza di garanzie rispetto all’indipendenza della giustizia brasiliana.

Questi stessi fatti, continua Lucitante, ci hanno portato a rinunciare al caso in Brasile. Nonostante ciò, inspiegabilmente, la Corte brasiliana ha proseguito il processo di omologazione della sentenza. Il leader degli afectados ha ricordato che il dottor Luis Felipe Salomão ha assunto la carica di giudice relatore al posto di Felix Fisher, noto giudice brasiliano. Fisher è stato il giudice relatore sin dall’inizio del processo di omologazione della condanna, ma è stato costretto ad abbandonare la sua carica quando Chevron ha assunto uno dei suoi assistenti. Le similitudini tra il parere emesso dal procuratore Nicolao Dino, le argomentazioni fatte da Chevron e dal giudice Lewis Kapan nel processo di New York sono enormi: le nazionalità indigene e i contadini dell’Amazzonia ecuadoriana sono stati accusati di aver costituito un’organizzazione criminale per estorcere denaro a Chevron sulla base di “false dichiarazioni ambientali”. Con questa opinione Nicolao ha ripudiato l’esistenza di reati ambientali commessi da Chevron in Ecuador.

Alla luce di questa opinione, gli avvocati della UDAPT hanno fornito una grande quantità di informazioni per dimostrare le incoerenze, gli errori e le menzogne ​​di queste dichiarazioni. Queste informazioni non sono state accettate dal giudice relatore Salomão che, adottando una condotta sospetta, ha inaspettatamente convocato l’udienza processuale impedendo così, ai difensori dell’UDAPT, di pronunciarsi su più di mille pagine di informazioni fornite da Chevron negli ultimi mesi.

Nonostante la decisione del tribunale brasiliano, Lucitante ha annunciato che il processo contro Chevron continuerà in tutte le giurisdizioni scelte dai querelanti.

Il rappresentante degli ecuadoriani ha dichiarato come la sentenza brasiliana rivela ancora una volta la sottomissione delle Nazioni al potere economico delle multinazionali, e ha insistito nel sostenere che questo non li fermerà: continueranno a globalizzare la lotta dopo 24 anni di processo.

Questa sentenza, ha detto, non è un giudizio solo contro i querelanti ecuadoriani, ma riflette la mancanza di accesso alla giustizia per tutti i popoli che fanno causa alle società per violazioni dei loro diritti. Questo ci obbliga a continuare nello sforzo di globalizzazione della lotta per aumentare la consapevolezza, finché un sistema giudiziario indipendente sarà disposto a fare giustizia, considerando i diritti umani al di sopra delle norme aziendali che proteggono le multinazionali.

Infine, Lucitante ha riferito che il giudizio contro Chevron continua in Canada, dove l’udienza è prevista per aprile del prossimo anno. Ha ricordato che in questo paese è stata ottenuta un’importante vittoria: la Corte d’Appello dell’Ontario ha annullato la cauzione di un milione di dollari richiesta da Chevron agli ecuadoriani, sostenendo che una compagnia miliardaria non ha bisogno di protezione da costi legali per un milione. Per la Corte canadese, invece della protezione per le spese legali, si è trattato di un chiaro tentativo di impedire che il processo continuasse regolarmente. La Corte del Canada ha sottolineato che i fondi raccolti sono destinati alla riabilitazione ambientale, motivo per cui si tratta di un contenzioso di interesse pubblico. “Non c’è dubbio che la devastazione ambientale nella terra delle persone colpite rende impossibile una vita degna”, dice testualmente.

Posted on diciembre 5, 2017 in Sin categoría

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