LE VITTIME DI CHEVRON SPERANO CHE IL NUOVO CEO DELLA COMPAGNIA PETROLIFERA PONGA FINE AL CONFLITTO AMBIENTALE

John Watson, CEO di Chevron Corp. ha presentato le dimissioni. Di fronte a questa rinuncia, Willian Lucitante, Coordinatore Esecutivo della UDAPT Ecuador ha  manifestato il desiderio che il nuovo dirigente si dimostri un manager responsabile. E’ indispensabile trovare soluzioni al grave crimine ambientale causato dalle operazioni di estrazione petrolifera realizzate da Texaco (oggi Chevron) in Ecuador. Per questo motivo l’azienda è stata condannata ad un risarcimento di 9.5 miliardi di dollari.

Malgrado le ragioni delle dimissioni non siano state rese note, è evidente che sta diminuendo la fiducia degli investitori. Durante l’ultima AGM degli azionisti della compagnia, del 31 maggio 2017, sono state presentate tre proposte per modificare la politica interna dell’impresa in relazione al processo vinto dai querelanti ecuadoriani. Il 39% degli investitori ha messo in discussione la decisione di John Watson relativa al processo, chiedendo la separazione delle cariche di amministratore delegato e direttore generale per esercitare maggior controllo sulle azioni del CEO. Per la prima volta sono stati riconosciuti i gravi danni ambientali causati dalla compagnia petrolifera, al punto che il 20% degli azionisti ha sollecitato la nomina di consulenti esperti in marketing e tematiche ambientali. Il 31% ha sollecitato la  convocazione di una riunione straordinaria per trattare nello specifico il tema del processo ecuadoriano, nonostante rappresenti un  rischio per gli investitori.

L’ex CEO della multinazionale, colui che ha promosso la fusione fra Chevron Corp. e Texaco nel 1999, ha volontariamente occultato  agli azionisti informazioni importanti relative al processo ambientale ecuadoriano e le possibili implicazioni relative agli investimenti. Il suo comportamento lo ha messo di fronte ad un conflitto di interessi dato che in qualità di dirigente della compagnia, conosceva la situazione del paese latinoamericano. Nonostante ciò ha sempre minimizzato l’accaduto di fronte agli investitori che adesso si trovano ad affrontare la resistenza delle comunità indigene e rurali dell’amazzonia ecuadoriana.  La causa legale va avanti da quasi 24 anni e ha compromesso l’immagine della compagnia.

Contrariamente alle dichiarazioni dell’amministratore di Chevron e alle informazioni che trasmetteva annualmente agli investitori, la sentenza non si è conclusa a favore dell’azienda e, al contrario, si è estesa al di fuori dell’Ecuador: Canada, Brasile e Argentina. Il rischio è rappresentato  dal fatto che gli ecuadoriani potrebbero trovare altri paesi per l’esecuzione della sentenza.  A ciò si somma il grande supporto dato alla campagna a livello globale, che ha trasformato il processo in un caso emblematico delle lotte ambientali, tanto da essere studiato da importanti centri  di ricerca. Il caso Texaco è stato inoltre presentato all’ONU per incentivare la creazione di un Trattato Vincolante, che obblighi le multinazionali a rispettare norme e convenzioni sui diritti umani e ambientali.

La politica messa in atto da Watson riguardo al processo, si è trasformata in un lascito negativo per l’azienda a causa delle gravi violazioni dei diritti umani e ambientali,  denunciati dalle Corti ecuadoriane, dalla Commissione dei Diritti Umani di Ginevra e dalla Corte Penale Internazionale. Nonostante gli ingenti investimenti di Chevron nella campagna legale, attività di marketing, lobbying, intimidazioni, i danni sono stati constatati da importanti ricercatori e giornalisti,, ambientalisti e attivisti, provenienti da tutto il mondo. Per queste ragioni la multinazionale statunitense trova sempre maggiori difficoltà nell’evadere dalle proprie responsabilità.

Posted on agosto 24, 2017 in Sin categoría

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