Lago Agrio Settembre 2022
UDAPT, Comunicato stampa

Se la Procura generale dello Stato ecuadoriano non appella la sentenza emessa in seconda istanza dinanzi alla Corte Suprema dei Paesi Bassi, l’Ecuador si vedrà obbligato a pagare una somma milionaria a favore della compagnia petrolifera Chevron-Texaco. La sentenza emessa nei Paesi Bassi a favore dell’impresa multinazionale viola la Costituzione ecuadoriana, la sovranità giuridica del paese e i diritti umani e ambientali che lo Stato ha l’obbligo di garantire ai suoi cittadini.
La sentenza di seconda istanza è stata emanata il 28 giugno 2022 dalla Corte d’appello dei Paesi Bassi e può essere appellata dall’Ecuador fino al giorno 28 settembre di questo stesso anno. Nonostante siano trascorsi più di 60 giorni da tale disposizione, la Procura generale dello Stato, ovvero l’organo chiamato a difendere gli interessi del paese, non ha fornito alcun segnale di voler procedere verso l’appello. Tale inadempienza costringerebbe l’Ecuador a pagare una somma non ancora definita alla compagnia petrolifera.
La sentenza olandese fa seguito all’arbitrato internazionale avviato da Chevron contro l’Ecuador nel 2009, violando così le disposizioni giuridiche nazionali e internazionali che stabiliscono che nessuna norma può essere applicata retrospettivamente. Nel caso specifico, la sentenza si basa sul Trattato Bilaterale per gli Investimenti firmato tra Ecuador e Stati Uniti ed entrato in vigore nell’anno 1997, quando ormai Chevron non aveva più investimenti attivi nel paese. Tale trattato è stato utilizzato per coinvolgere il governo ecuadoriano in una causa privata tra Chevron e comunità indigene locali, nella quale è stata accertata la violazione dei diritti umani degli abitanti dell’Amazzonia ecuadoriana, danneggiati dalle pratiche illegittime di produzione implementate dalla compagnia petrolifera.
La pronuncia arbitrale internazionale dispone che lo Stato ecuadoriano, tra le altre cose: annulli la sentenza emessa al termine del processo vinto dalle popolazioni indigene dell’Amazzonia contro la compagnia petrolifera; impedisca l’esecuzione della sentenza legittimamente pronunciata dalle Corti ecuadoriane; paghi a Chevron le spese legali accumulate in 25 anni di processo, oltre al supposto danno causato all’impresa. Questa sentenza viola la normativa internazionale, la quale stabilisce che nessuna Corte del mondo può invalidare sentenze definitive emesse da organi giuridici interni ai paesi. La sentenza obbliga inoltre lo Stato ecuadoriano a infrangere la sua stessa Costituzione, dal momento che nessun governo, né altro potere dello Stato, può interferire nel sistema nazionale di giustizia. Infine, pregiudica i diritti dei demandanti e di tutti i cittadini dell’Ecuador, i quali saranno obbligati a pagare la compagnia petrolifera nonostante i gravi danni che questa ha causato al paese e alla sua popolazione.
La causa Aguinda c. Chevron si è prolungata per oltre 20 anni in Ecuador, per via dei continui ritardi e delle strategie utilizzate dalla compagnia petrolifera per impedire che il processo avanzasse. Nonostante ciò, grazie alle evidenze esistenti, visibili e innegabili, oltre al fatto che Chevron non ha potuto dimostrare l’esistenza di frodi o la negazione del diritto alla legittima difesa, i demandanti hanno vinto il processo nelle tre istanze giudiziarie, in accordo con la legge ecuadoriana: la sentenza del giudice in prima istanza, la Corte Provinciale di Giustizia di Nueva Loja e la Corte Nazionale. Infine, a seguito di un’azione di tutela intentata da Chevron, la quale lamentava il fatto che le fosse stato negato il diritto alla difesa, la Corte Costituzionale del paese ha riconosciuto la legittimità delle sentenze. Di conseguenza, la sentenza ecuadoriana contro la compagnia multinazionale è legalmente eseguibile in qualsiasi parte del mondo.
La mancata volontà di agire dello Stato ecuadoriano si spiega in funzione della politica del governo di privilegiare gli investimenti a discapito dei diritti umani. Pablo Fajardo, avvocato difensore dei ricorrenti nel caso Aguinda, sottolinea come tale inadempienza da parte dello Stato evidenzierebbe il favoreggiamento operato dal regime attuale nei confronti degli interessi economici e commerciali a tutela delle compagnie multinazionali. Lo Stato diverrebbe così complice dei crimini corporativi perpetrati contro i suoi stessi cittadini.
Justino Piaguaje, leader della nazione indigena Siekopaai, una delle più colpite dalle attività della Chevron-Texaco, ritiene che il mancato appello dinanzi alla Corte olandese costituirebbe non solo un’ingiustizia, ma altresì un grave precedente nella storia estrattiva del paese e del mondo. Infatti lo Stato diventerebbe così complice dei crimini di Chevron contro la popolazione, in un momento, in aggiunta, nel quale l’Ecuador si sta aprendo all’attività mineraria a livello nazionale. “Saremo noi, gli ecuadoriani, a pagare con la vita la ricchezza delle multinazionali,” ha detto Piaguaje.
Il coordinatore della Unione delle persone colpite dalle operazioni petrolifere della Chevron-Texaco (UDAPT), Donald Moncayo, ha richiamato a sua volta l’attenzione sulla minaccia rappresentata dalla mancata impugnazione della sentenza da parte del governo nazionale e dalla inadeguata difesa tecnica operata fino a questo momento. Ha inoltre annunciato che la UDAPT, come organizzazione, non essendo parte dell’arbitrato internazionale, continuerà a svolgere azioni collettive, nel rispetto della legge, per assicurare che Chevron rispetti la sentenza delle corti ecuadoriane.
Contatti
Donald Moncayo +593 99 397 7808
Pablo Fajardo +593 99 397 7811
Juan Carlos Apolo +593 959 244 340
Letty Fajardo +31 6 40940545
Comments are closed.